Interview on :Ritual: #43

Filed Under (Interviews, Reviews) by Trama afonA on 22-04-2010

Poesia e performance, letteratura e teatro, fotografia e musica: sono molte le aree che interessano il lavoro di Trama afonA, one man project nato nel Luglio 2005 con l’intento di coinvolgere l’ascoltatore/fruitore in una vera e propria “esperienza multisensoriale” (l’allestimento scenico e la ricerca di una reale interazione tra luogo della performance e visitatori sono aspetti fondamentali del suo percorso artistico), fondata sulla drammatica evocatività dell’immagine e sull’inafferrabile e inquieta asemanticità del suono. Un progetto che si fonda su un’intricata e vastissima ragnatela di riferimenti e connessioni, che includono (e ci limitiamo al solo punto di vista sonoro) la struggente tragicità del romanticismo classico e sinfonico, elementi più prossimi alle avanguardie di matrice industriale e frammenti corali emersi da arcane e inquietanti liturgie. Un lavoro che stupisce non poco, se si considera il background dell’artista, che alle aule dei conservatori ha preferito una formazione totalmente autonoma, guidata da una forte istintività. Ultimo, ma non meno importante, ci sembra doveroso segnalare l’imminente release del suo debut a opera della neonata label indipendente Greytone.
La tua attività di musicista è affiancata dalla passione per la fotografia. Ho visto nel tuo sito la sezione ‘Trame Visive’, che contiene le tue mostre e raccolte tematiche.
La mia è una fotografia di strada e, soprattutto, di luoghi, lontana dalle (ri)costruzioni in studio. Un racconto della realtà, reso spesso infedele da mutazioni cromatiche successive allo scatto, necessarie a rafforzare il mio punto di vista. Raccolte come ‘Psiche di ferro’ e ‘Psicofarmaci’, ad esempio, toccano due delle corde a me più care: l’abbandono e la memoria, e lo fanno “raccontando” un ex ospedale psichiatrico di Roma.
Il legame fra fotografia e musica sembra spingersi oltre l’idea di una “semplice” influenza: i tuoi brani rivelano una forte connotazione visiva, se non addirittura cinematografica.
Mi trovo ad ascoltare le immagini e osservare la musica. L’influenza è reciproca, ma forse l’ago della bilancia pende più verso la fotografia: alcuni brani sono venuti alla luce come colonna sonora delle esposizioni e, a volte, durante l’esplorazione solitaria di luoghi abbandonati, il silenzio ha generato melodia…
Spesso i titoli dei brani sono parzialmente “occultati” da parentesi, ‘[W]‘, ‘In disparte (puer)’, ‘(De)solo’, come a ribadire il lato nascosto di molte realtà apparenti. Cosa puoi dirci in merito? È un messaggio in codice morse quello che si sente nel mezzo di ‘(W)’?
Ogni persona, ogni evento, ogni oggetto: tutto cela almeno un mistero. Amo curiosare dietro le quinte e cadere vittima della ricerca, più che della soluzione. ‘[W]‘ è dedicata ad una persona ormai lontana da me, nel tempo e nello spazio. E sì, quello è un messaggio in codice morse. Non dirò cosa significa, ma chiunque fosse interessato a saperlo può rivolgersi al proprio marconista di fiducia!

[Paolo Bertazzoni / interview on :Ritual: #43, April-May 2010]

coda

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