Interview on :Ritual: #46
Filed Under (Interviews, Reviews) by Trama afonA on 30-01-2011
Trama afonA parla di “vano tentativo di tramafonizzare quel che vede nel buio e ode nel silenzio”. Trama afonA è l’idea di Lorenzo Scacchia di dare corpo ai luoghi dell’inconscio, tra memoria, abbandono e sguardi in avanti, attraverso la fotografia e il suo corrispettivo sonoro fatto di riverberi neoclassici, echi industriali e dark ambient. Dopo cinque anni di appunti, collaborazioni e sonorizzazioni di proprie mostre visive, l’artista romano mette su disco le sue esperienze in un lavoro (su Greytone) che segna un percorso tra i più interessanti della scena post-industriale italiana. Rivolto ad un inquieto passato cristallizzato e a una continua mutazione futura. Dentro un teatro quotidiano di luoghi e atmosfere dove le due maiuscole del nome rappresentano le metà di un sipario aperto sulla parte luminosamente oscura della scena delle nostre esistenze. In “fronti inquiete sui fronti in quiete”.
Puoi parlare dei brani del disco?
‘[w]‘ e ‘Wir sind’: ispirati da una creatura meravigliosa. ‘Gutta cavat lapidem’: elogio alla tenacia e uno sguardo al tema dell’ossessione. ‘The Outsider’: ispirata da H. P. Lovecraft. ‘In disparte: [est]‘: uno sguardo all’Oriente; [puer]: riflessione sull’infanzia negata. ‘volute in fumo’: le nostre certezze inconsistenti. ‘Mai sorto’: una riflessione sui conflitti umani, spesso causati da incomprensioni e mancanza di comunicazione. ‘Omissis’: autoesplicativo. ‘Intorpidendo’: veste sonora del dormiveglia. ‘[de]solo’: sulla capacità dell’essere umano di crearsi problemi da solo. ‘Forgiando gli echi [intermezzo]‘: dare nuova vita alle vestigia. ‘Non sei solo’: presenze (benigne o maligne) intorno a noi. ‘Silenzio in sala’: che la rappresentazione di Trama afonA abbia inizio.
Le tracce sono in ordine cronologico: cos’è cambiato in questi anni?
In campo musicale, il passaggio da atmosfere cupe ed oscure a paesaggi malinconici e romantici. Analogo percorso in ambito fotografico, passando, inoltre, da un’estrema concentrazione sul dettaglio a campi più larghi, includendo recentemente anche la figura umana. Più in generale, la consapevolezza di quanto l’esperienza sia fondamentale, un minor ermetismo e una maggiore apertura alla collaborazione artistica.
Cosa vuol dire la copertina del disco?
Sono spine. Le spine mi affascinano da tempo: simbolo di offesa/difesa, ma anche di slancio e allontanamento dalla normalità quotidiana.
In ‘Trama afonA’ avverto un senso dell’orrore della vita. Ho scritto, sullo scorso numero di Ritual: “Una Trama afonA che si insinua nell’angoscia dell’essere donandogli il suo suono”. Ti ritrovi in questa definizione?
Le tue parole trasudano una cupezza che (pur giustamente riferibile ad alcuni brani) ormai percepisco distante, anche grazie ad un’intima ricerca (cominciata e infinita) verso il modo migliore di vivere, della quale probabilmente Trama afonA è uno strumento. Apprezzo, invece, che tu abbia sottolineato le caratteristiche psicologiche della musica: guarda e si guarda dentro, apre porte e cassetti, si nutre di mistero. I meandri della psiche umana sono uno dei luoghi più affascinanti, ben consapevole che la loro mappa non mi sarà mai del tutto nitida.
Una mano che cancella ciò che hai scritto su una lavagna, c’è in apertura del tuo sito: cosa rappresenta questa sequenza?
È una riflessione sul saper cogliere la natura effimera di alcune cose e saperne godere, ma anche sul fatto che a volte creiamo con una mano e, contemporaneamente, distruggiamo con l’altra, in una pericolosa dicotomia.
Come si evolverà Trama afonA?
Complice anche il non avere alcuna formazione accademica, Trama afonA è un’entità profondamente istintiva, personale e intima. Non so quale strada sceglierà di percorrere. E, per quanto destabilizzante, questo mistero mi affascina.
Perché la Trama è afona?
Mi dispiace, ma anche il perché è afono.
[Sergio Gilles Lacavalla / interview on :Ritual: #46, December 2010 - January 2011]





